A tutti noi può capitare di attraversare una fase di carico di lavoro eccessivo o di difficoltà nel gestire le relazioni con i colleghi, una cattiva gestione del tempo, l’insicurezza circa il proprio futuro professionale; tutte queste situazioni non sempre appaiono sotto il nostro controllo, di conseguenza ci si può sentire inermi e perdere efficacia ed energia. Come possiamo quindi trasformare un evento critico, un momento di difficoltà e renderlo costruttivo anziché distruttivo?
La risposta è una sola: resilienza.
Cos’è la Resilienza?
La resilienza è un costrutto trasversale a molti ambiti, e quello psicologico è solo uno dei più recenti. Si parla, ad esempio, di resilienza in ingegneria e in metallurgia, intendendo la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi.
In psicologia, la resilienza è la capacità di resistere, fronteggiare e riorganizzare positivamente la propria vita dopo aver subìto un evento negativo. Non si tratta, quindi, di una mera resistenza passiva, di una reazione inconsapevole e automatica, bensì di una risposta cosciente, di una ricostruzione che si traduce in potenzialità e prospettive di crescita.
L’individuo resiliente non è colui che ignora o nega le difficoltà, e neanche le minimizza. Al contrario, è colui che riesce ad andare avanti, con una forza rinnovata, con una più approfondita e consapevole conoscenza di sé. In poche parole, riesce a trasformare l’evento negativo in fonte di apprendimento, inteso come la capacità di acquisire competenze utili per migliorare la propria qualità di vita e proseguire nel proprio percorso di crescita e realizzazione.
Quali fattori facilitano una risposta resiliente?
Vi sono alcune caratteristiche individuali e sociali che rendono più probabile una risposta resiliente. Tra queste, un ruolo importante è giocato dall’ottimismo, che non deve essere inteso come tentativo di banalizzare le avversità ma, al contrario, come la capacità di considerare i problemi una componente inevitabile e ineliminabile della vita. La persona ottimista, a differenza della pessimista, interpreta le difficoltà come transitorie, e non permanenti; come circoscritte, e non pervasive a tutti gli ambiti di vita; infine, come non unicamente dipendenti dalla sua responsabilità, bensì come frutto del concorso di più variabili, alcune delle quali fuori dal suo controllo.
Un altro fattore protettivo è rappresentato dal supporto sociale, dal momento che la resilienza non è solo una capacità individuale. La resilienza è un costrutto multidimensionale che risiede anche nel contesto sociale di appartenenza, nella rete di relazioni intessute prima e dopo l’evento negativo, nel sostegno pratico ed emotivo di cui ognuno dispone.
Anche l’autostima rappresenta una risorsa che rende più probabile una risposta resiliente. Chi ha un senso di valore e significato personale e si attribuisce un certo grado di controllo sugli eventi esterni, in base alla convinzione di disporre delle risorse necessarie per affrontarli, sarà più verosimilmente un individuo resiliente. Allo stesso modo, colui che ravvisa nei problemi e nelle avversità una sfida, piuttosto che una minaccia, riuscirà a considerare i cambiamenti come opportunità di crescita e non come qualcosa a cui piegarsi in modo arrendevole.
Come posso affrontare le situazioni con atteggiamento resiliente?
Per imparare ad affrontare le situazioni lavorative con un atteggiamento più resiliente, possiamo provare a gestirle in 6 step:
- Definire la questione in modo preciso, raccontandola, scrivendola. Bisogna prendere consapevolezza del centro del problema e superare lo stress che ci soffoca;
- Scomporre il problema in piccoli sotto-problemi, più facilmente gestibili.
- Interrogarsi su quali siano le difficoltà oggettive e quelle che invece sono soggettive, cioè che riguardano noi stessi e le nostre personali difficoltà;
- Valutare tutte le risorse a disposizione, sia personali che quelle dei nostri collaboratori;
- Ripensare ai problemi superati in passato: i ricordi positivi servono ad infonderci coraggio e ci predispongono all’azione;
- Non accontentarsi della prima soluzione che si trova, ma impegnarsi a cercare delle alternative.
Imparare ad avere un atteggiamento resiliente significa dunque mantenere la fiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità, nutrire l’autostima e rispondere più efficacemente al cambiamento, provando a trasformare le incertezze in opportunità.
All’interno di un’azienda le persone resilienti sono quelle che tendenzialmente percepiscono i problemi come un qualcosa da poter gestire e non trovano solo soluzioni, ma anche alternative. In questo modo trasformano le difficoltà in sfide. In quest’ottica quindi chiunque può “allenarsi” ad essere più resiliente, puntando innanzitutto sull’introspezione, riflettendo su ciò che accade e ritornando sulle esperienze, per capire cosa è andato male e cosa invece ha funzionato.
Collegati tramite facebook
News sul benessere
- Medici di famiglia, a rischio l'assistenza per 6,8 milioni di cittadiniMancano 5.700 professionisti, 51% ha pazienti in overbooking, 10.600 pensionati nel 2031
- /Vaccinazioni per l'influenza al via, attesa per la sorveglianzaImmunizzazione iniziata nelle prime Regioni, all'estero primo aumento dei casi
- Allarme 'svapo' tra giovani. Nuova generazione a rischio dipendenzaNessun consumo di nicotina è sicuro. Pediatri, screening già a partire dagli 11 anni
- Tumori, l'oncologia umanizzata dimezza il burnout dei mediciGrazie al protocollo sviluppato da Cipomo, focus su relazione e autoregolazione emotiva
- Non esiste una sola depressione, la ricerca scientifica verso il cambio di paradigmaAllo studio la connessione tra sistema immunitario, infiammazione e cervello
Rimani InContatto!
Vuoi essere aggiornato sulle nostre iniziative? Iscriviti alla nostra newsletter.







Commenti recenti